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BENEDETTA

con Federica Ciminiello e Margherita Cau

musiche di Andrea Taroppi

Produzione realizzata nell’ambito del progetto ‘Educarsi alla libertà’ patrocinato da Teatro Incontro, Ministero della Giustizia, MiBACT, Rai Cinema, Città di Vigevano, QualityFilm, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Fondazione Peppino Vismara, Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi

 

Benedetta ci svela, raccontando dall’interno, la condizione femminile nei contesti di criminalità organizzata di cui nessuno sa nulla perché sfugge alla cronaca, alla letteratura iper realistica, agli studi di genere. Nel farlo apre le porte della poesia in contesti che hanno messo all’indice la poesia (in contesti in cui la poesia è stata etichettata oppure tacciata). Il suo è un atto rivoluzionario come è rivoluzionario che a recitare il suo personaggio siano Federica e Margherita, detenute per reati associativi prossime alla scarcerazione.
Benedetta, nonostante i crimini subiti, sofferti e provocati, si aspetta, citando Simone Weil, che comunque le venga fatto del bene e non del male e per questo è sacra. E poiché l’attendersi comunque del bene e non del male è una condizione propria del genere umano, Benedetta ci ricorda che siamo sacri. Benedetta si sdoppia per non essere travolta dal reale, dall’incubo della sua condizione. Ma poiché sdoppiarsi davanti all’incubo, al reale è una reazione propria del genere umano, Benedetta ci sdoppia facendoci vivere la tensione della separazione e la naturale propensione alla ricomposizione. Nel voler ricomporre Benedetta, altro non vogliamo che ricomporre noi stessi. Benedetta ci impone la ricomposizione ed è per questo che ci affascina.
Grazie a lei, grazie a loro, si inventa una nuova lingua con cui raccontare e parlare della criminalità organizzata «il cui valore – scrive Nando Dalla Chiesa – è incalcolabile perché queste donne, anche se non denunciano, non tradiscono, possono diventare un fatto esemplare per il paese».

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