LISISTRATA NEI QUARTIERI SPAGNOLI

con i detenuti della Casa di Reclusione di Asti

Lisistrata, come nella commedia di Aristofane, organizza uno sciopero del sesso per convincere gli uomini a sospendere la guerra e firmare la pace. Questa Lisistrata però non agisce nell’antica Grecia, ma nei quartieri di Napoli. E i belligeranti non sono Ateniesi e Spartani, ma clan rivali che si contendono le piazze per lo spaccio della droga. Il clima ironico e scurrile della commedia di Aristofane resta intanto. Come resta intatta la sua visione emancipata della sessualità. La sua dissacrante e naturale forza. Il suo adolescenziale e incandescente pacifismo. L’attualizzarla però la getta nel reale, nel luogo dell’incubo, del dolore, che l’accompagna come un basso continuo, come un irreparabile accaduto. Il dolore per le donne abbandonate e per quelle che hanno abbandonato, il dolore per il desiderio castigato e soprattutto il dolore per non essere riusciti ad onorare la bellezza, la sacralità, la vivacità e l’intelligenza dei luoghi dove si è nati e cresciuti, rendono questo spettacolo unico, generatore di trasformazioni. Apre così le porte alla “crisi”, da intendere nella sua accezione etimologica, ossia “crescita”.

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